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Elezioni

"Anche se non ti occupi di politica, la politica si occupa di te"

Abbiamo intervistato cinque giovani alle prese con la loro “prima volta” alle urne. Qualche dubbio, ma anche molte certezze. Fondamentale partecipare al voto, priorità alla lotta all’evasione fiscale e alle politiche per il lavoro
ELEZIONI - La confusione di quello che pensava di aver afferrato chi si è alleato con chi, ma che poi dopo il TG delle 13 comprende solo di non aver capito una mazza; quello che invece impugna già la penna con presa salda, pronto a tracciare la fatidica “X” sul simbolo del partito prediletto; e quello che vorrebbe solo che il tutto finisse il prima possibile, per smettere di sentirsi osservato dai faccioni ammiccanti che tappezzano la città coi loro slogan che urlano in maiuscolo: un rito che si ripete ogni cinque anni per gli habitué delle urne, ma che può assumere un sapore nuovo per chi si sente chiamato al voto per la prima volta. Per questo abbiamo chiesto a qualche giovane novese di condividere i propri pensieri alla vigilia delle elezioni: ecco cosa ci hanno risposto Gaia Bernardello, Manuel Bonvini, Martina Giraudo, Francesca Molinari e Lorenzo Rabbia.

Sull'importanza della politica nella nostra società sono tutti d'accordo: il suo ruolo è centrale, poiché «tocca ciascuno di noi ogni giorno della nostra vita» sostiene Manuel, e, come conferma Lorenzo attraverso una celebre citazione, «Anche se non ti occupi di politica, la politica si occupa di te». Non sorprende perciò che tutti e cinque abbiano dichiarato di volersi recare alle urne, rendendo onore a un dovere fondamentale, nonché «un diritto per cui si è combattuto per lungo tempo affinché fosse esteso a tutti senza alcuna distinzione di sesso o razza», ricorda Francesca. Purtroppo però
non è possibile ignorare la minaccia dell'astensionismo, che nelle scorse elezioni politiche si attestava intorno al 25% degli aventi diritto. Un fenomeno che affonda le proprie radici in molteplici ragioni: per esempio il declino della passione per la politica, come ipotizza Francesca, oppure il malcontento dei cittadini, suggerisce Martina. Secondo Gaia e Manuel questo malcontento riguarda principalmente gli adulti: «vedendo le istituzioni promettere esiti ben diversi da quelli poi effettivamente raggiunti, trasmettono ai figli una profonda sfiducia verso un mondo che fino a qualche decennio fa infervorava i cuori degli Italiani». Una posizione che condivide anche Lorenzo, secondo cui il solco definitivo che segna la distanza tra palazzo e cittadini è stato tracciato dal governo Monti in poi.
Alla richiesta di stilare un bilancio di questa legislatura, Lorenzo risponde di considerare positivo il tentativo di avanzamento nel campo dei diritti civili, ma oltre alla persistenza della disoccupazione e delle disparità economiche si dice preoccupato per gli enormi rischi ambientali che i giovani vivranno tra pochi anni. Anche Francesca denuncia il problema del precariato, aggravato da alcune riforme sul mercato del lavoro. Martina è soddisfatta del bonus cultura introdotto da Renzi, che permette di affrontare più serenamente le gravose spese dei testi scolastici, aggiunge Gaia, la quale inoltre considera indiscutibile l'importanza della legge sui vaccini obbligatori. Per quanto riguarda l'istruzione, però, si dice molto contrariata sulla riforma de La Buona Scuola: «un provvedimento che ha affondato del tutto la scuola italiana, col tentativo di trasformarla in un'azienda, ma non è così che funziona» riflette Gaia.
In effetti si tratta di una riforma che ha creato non poche opinioni contrastanti, tra i professori come tra gli studenti, in particolare per quanto riguarda la cosiddetta alternanza scuola-lavoro. Secondo Martina e Manuel si tratta di una meravigliosa opportunità per i ragazzi, ma ne andrebbe decisamente rivista l'organizzazione. Lorenzo si schiera invece sul fronte opposto: «in tantissimi casi l'alternanza scuola-lavoro è usata dalle aziende solo come manodopera gratuita e non ha quasi mai veri fini di arricchimento del bagaglio culturale dello studente. Inoltre credo che la scuola debba puntare a trasmettere pensiero critico e fame di cultura; insomma che non debba essere funzionale al lavoro, ma alla persona». Gaia fa proprio parte della generazione dell'entrata in vigore della riforma: come Manuel, anche lei ritiene che le modalità andrebbero adeguate al proprio percorso di studi, per garantire un' effettiva applicazione pratica di ciò che viene imparato a scuola ed evitare così di «lavorare all’anagrafe dei comuni per ricopiare gli atti di morte del 1800, e l’esempio non è casuale».
Per quanto riguarda le questioni urgenti in vista della prossima legislatura, i ragazzi segnalano la lotta all'evasione fiscale e alla disoccupazione, la ricerca di soluzioni per tamponare i disastri ambientali e migliori investimenti nella sanità e nell'istruzione («in particolare a livello universitario», precisa Martina), mentre Gaia sottolinea la necessità dell'abbassamento dell'età pensionabile e dell'abolizione della legge Fornero.
Siccome le elezioni sono tradizionalmente uno dei più accesi campi di battaglia dei pronostici, abbiamo chiesto anche di azzardare qualche previsione: secondo Manuel e Martina la situazione è ancora troppo indefinita per fare ipotesi, tra coalizioni smentite e politici indecisi. Questa è una delle ragioni per cui Lorenzo sostiene che non vincerà nessuno, ma che lista di Berlusconi e Salvini sarà quella che raccoglierà più voti; è dello stesso avviso anche Gaia, che afferma che Lega Nord e Cinque Stelle «attirano di più i giovani, e convincono gli adulti ormai stanchi di votare le solite vecchie facce».
In linea con alcuni sondaggi elettorali, Francesca ipotizza invece maggiori consensi per il Pd, seguito dal centrodestra e da Cinque Stelle.
Ultimo aspetto controverso delle elezioni 2018 è la nuova legge elettorale, il Rosatellum: come spiega Manuel «si tratta di un sistema misto tra maggioritario e proporzionale, molto criticato e supposto costituzionalmente illegittimo per via della caratteristica lista chiusa. Io penso che non sia facile creare un sistema elettorale che vada bene per tutti, ma soprattutto un sistema elettorale idoneo all'attuale situazione italiana, dove i partiti che si presentano alle elezioni sono davvero tanti». La sua complessità, unitamente alla riproposta del premio di maggioranza, è una delle ragioni per cui Lorenzo non gradisce il nuovo metodo: «Io penso che il Parlamento debba rappresentare il volere dei cittadini, quindi, in quest'ottica, qualsiasi premio è ingiusto. È vero, serve a "governare", ma quel Governo nasce da un'ingiustizia e non mi sembra una buona partenza»
Insomma, le idee sono tante, e piuttosto chiare. Speriamo che il TG delle 13 non ci rovini la festa.

da sinistra Francesca Molinari, Lorenzo Rabbia, Martina Giraudo, Manuel Bonvini e Gaia Bernardello







 
4/02/2018
Alice Chirivì - redazione@ilnovese.info
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