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Pietra Marazzi

"Non vogliamo essere una bomboniera vuota"

Meno di mille abitanti, 926 per la precisione, “anche nell'ultimo periodo c'è stata una ripresa delle nascite". Pietra Marazzi, il comune guidato da Gianfranco Calorio, è uno dei "rifugi" di chi scappa dalla città. I rapporti con Alessandria? "storicamente siamo più vicini a Pavia". E quando si parla di sicurezza non si pensa alla microcriminalità, ma alle piene dei fiume
PIETRA MARAZZI - Meno di mille abitanti, 926 per la precisione, “ma nell'ultimo periodo c'è stata una ripresa delle nascite, anche se i centenari sono forse di più. In ogni caso stiamo lavorando affinché il paese resti vivo. Non vogliamo essere una bella bomboniera, vuota”. Sta tutta in queste parole l'essenza di Pietra Marazzi, paese sulle colline alessandrine ma che, storicamente, guarda a Pavia.
Entrando nel territorio comunale, saltano all'occhio le belle ville con giardini curati. Non un palazzo che svetti, rovinando la vista. Una sorta di buon ritiro per chi ha scelto di allontanarsi dalla vita frenetica della città, che si vede in lontananza. E' stato così anche per il primo cittadino, Gianfranco Calorio, ingegnere, docente universitario al Politecnico di Torino, in pensione, un'esperienza da amministratore ad Alessandria, nella giunta Scagni.
“Ero tornato a trovare dei parenti e mi è stato detto che la casa dove avevano vissuto i miei genitori era in vendita. Così l'ho comprata”, racconta Calorio. E si è ritrovato a fare il sindaco, a capo di una amministrazione “in cui i colori politici davvero non contano, siamo tutte persone con le nostre idee, ma che lavorano insieme per il paese”. In primavera i cittadini saranno chiamati alle urne. “Magari mi ricandido, per portare a termine alcune cose”.

A Pietra Marazzi la parola sicurezza ha un significato diverso. Sì, c'è la videosorveglianza: “negli anni scorsi si erano verificati una serie di furti. Così c'è stata una raccolta firme per richiedere l'installazione di telecamere. Ce ne sono cinque, sempre attive. Ci costano un po', ma siamo soddisfati. Per noi sicurezza significa soprattutto difesa dal fiume. Ogni volta che piove la frazione di Pavone va a bagno. Diciotto famiglie che tutti gli anni si trovano in difficoltà. Siamo riusciti ad ottenere finanziamenti per 2 milioni e 300 mila euro per completare un argine da un chilometro e mezzo. E' stato un iter piuttosto lungo, di autorizzazione da parte dell'Aipo, anche perché siamo in una zona di interesse paesaggistico. Siamo in dirittura d'arrivo”.

Tra le attività che Calorio vuole portare a termine, c'è il nuovo piano regolatore. “Siamo a buon punto. Ci sarà la possibilità di costruire ancora qualche villetta”, ma non si può certo parlare di sfruttamento intensivo del territorio.
“Il mercato immobiliare è abbastanza vivace. Restano invenduti alcuni alloggi in centro. E mancano soprattutto alloggi di piccole dimensioni, per i giovani”. Segnale, comunque, che c'è una certa inversione di tendenza e che gli abitanti qui tornano, invece di scappare. I servizi, del resto ci sono, almeno quelli essenziali. “C'è un negozio di alimentari e un ristorante. Abbiamo riaperto da poco la biblioteca che è diventato un vero e proprio centro di aggregazione e contenitore delle attività culturali. Abbiamo la fortuna di avere una rete di volontari molto attiva, essenziale per la vita sociale del paese. Basti pensare che la nostra Soms è una delle più antiche della provincia (nella foto la festa di compleanno per il 150° dell'associazione) e che porta avanti da tempo alcuni appuntamenti divenuti di grande richiamo, come la sagra dei maccheroni e barbera”.
Per il resto, si fa come si può. Per effetto della legge sull'accorpamento dei servizi comunali, segretario, ragioniere e geometra sono in condivisione con Bassignana, Montecastello e Rivarone, così come il servizio di polizia municipale. “C'è stato in passato un tentativo di convenzione con il comune di Alessandria, ma i cittadini in primis non ne sono rimasti soddisfatti, così abbiamo optato per Valenza, alla quale ci sentiamo più vicini che al capoluogo, anche se è a pochi chilometri da noi. Del resto, originariamente, facevamo parte della zona di influenza di Pavia.
"Taglio erba e pulizia strade sono affidati a cooperative e persino la segretaria del comune è una “interinale”, contratto a ore, retribuita con i voucher, per risparmiare sulle spese di personale, “anche se, diciamo la verità, Pietra Marazzi è forse uno dei comuni più ricchi della provincia. Nonostante non ci siano attività imprenditoriali vere e proprie, se si esclude la Astra che, ora, si è anche trasferita. Ma la gente, contadini o piccoli artigiani, ha sempre risparmiato, e messo da parte. Siamo ancora una comunità in cui i figli piccoli stanno in casa e gli anziani vengono curati dai giovani”.
La scuola “è chiusa ormai da 20 anni”. Un piccolo “neo” e un legame che tiene unito ancora il paese con Alessandria, anche se è un legame che va sempre più stretto. “I bambini vanno a scuola dove lavorano i genitori, o in Valle San Bartolomeo, utilizzando un pulmino Atm. E così, alla fine – racconta il sindaco non senza un po' di amarezza – veniamo penalizzati perchè non essendo residenti siamo considerati cittadini di serie b. Gli asili nidi per noi hanno costi proibitivi, proprio per questo motivo, e se ci sono alternative, si preferisce tenerli a casa”.
Pensare che “fino all'inizio del secolo Pietra Marazzi contava circa 4 mila abitanti, contro i 900 attuali. Pavone, qui sotto, era un comune autonomo, oggi è una frazione che rischia di diventare un dormitorio se non fosse, anche qui, per una attivissima Soms”. Negli anni '50 sono arrivati i “migranti”, soprattutto marchigiani e veneti. Ora non arrivano neppure gli extracomunitari, su queste colline. “Siamo ancora un'isola felice, forse. Si registra ogni tanto qualche furto, ma nulla di più, compresi quelli di rame al camposanto”.
Di tesori che non si possono portare via il paese ne accoglie alcuni: reperti medievali, l'oratorio di San Bernardo, che custodisce un affresco del '400 di un metro e mezzo di dimensione, la sede del palazzo municipale, che risale al Cinquecento. “Siamo in stretto contatto con il Fai per vedere se riusciamo a fare qualche intervento sull'oratorio, per dare una mano alla diocesi. Nel 2000 ci fu una scossa di terremoto che la danneggio. Dopo anni fu messo in sicurezza ma restano dei lavori di recupero da portare a termine”.
Su tutti, forse il gioiello più grande è l'ambiente, le colline, il verde attorno al quale è nata un'associazione, le “Pietre bianche” che organizza attività di outdoor e richiama ogni anni un certo numero di visitatori ed estimatori.  

20/10/2013
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