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Provincia

Crisi idrica, la Provincia chiede lo stato di calamità

"Pronti ad andare a Roma e battere i pugni sul tavolo se non sarà riconosciuto lo stato di calamità per la crisi idrica in atto in Provincia". Il presidente Gianfranco Baldi chiede alla Regione che si faccia portavoce presso il Governo affinchè venga riconosciuto lo stato di calamità per la carenza di risorse idriche che, quest'anno, ha coinvolto la parte sud della Provincia, l'acquese, l'ovadese e il novese
PROVINCIA - "Pronti ad andare a Roma e battere i pugni sul tavolo se non sarà riconosciuto lo stato di calamità per la crisi idrica in atto in Provincia". 
Il presidente Gianfranco Baldi chiede alla Regione che si faccia portavoce presso il Governo affinchè venga riconosciuto lo stato di calamità per la carenza di risorse idriche che, quest'anno, ha coinvolto la parte sud della Provincia, l'acquese, l'ovadese e il novese.
I primi a risentire della siccità, che ha prosciugato le falde più superficiali, sono stati i paesi della Valle Bormida, già a partire da questa estate. 
Da qualche giorno l'acqua non è potabile nell'ovadese (Parodi, San Cristoforo, Mornese, Castelletto d'Orba). A rischio è anche tutta la zona del novese. "Non piove da sei mesi, la questione va affronata complessivamente", ha detto il sindaco di Novi Rocchino Muliere in consiglio provinciale

Nelle scorse settimane a Novi si era dovuto ricorrere all'approvvigionamento tramite sacche d'acqua, distribuite alla popolazione, perchè la bassa pressione degli impianti rischiava di lasciare a secco i piani alti delle abitazioni. "Abbiamo tamponato, perquesta volta, utilizzando l'acqua di un pozzo Cociv e grazie ad un minore utilizzo degli impianti dell'Ilva – spiega il sindaco – ma resta il fatto che non piove da sei mesi e se non si troveranno soluzioni strutturarli, si rischia la crisi".
L'altro giorno il presidente della Provincia Baldi è stato in Regione, per chiedere che vengariconosciuto lo stato di calamità.
"Insieme ad Ato, l'autorità d'ambito, abbiamo chiesto alla Regione di fasi portavoce presso il governo della richiesta di stato di calamità", annuncia Baldi.

Il riconoscimento consentirebbe di ricevere finanziamenti per affrontare la questione in modo "strutturale". L'Ato 6, quello competente per la zona di Alessandria ed Asti, ha infatti presentato una serie di proposte per collegare la rete provinciale. Una prima ipotesi prevede la realizzazione di una serie di collegamenti in tutta l'area, per portare l'acqua dalle falde più grandi verso le zone più a rischio. Ottanta milioni di euro è la somma necessaria.
"E' stato fatto uno stralcio del progetto più generale – spiega Lino Rava, presidente Ato – per affrontare le questioni più urgenti". L'investimento sarebbe di 16 milioni di euro. "E' comunque una cifra che non si paga certo con le bollette. Il primo passo per ottenere dei finanziamenti statali sarebbe quella che venisse riconosciuto lo stato di calamità. Le falde più superficiali sono ormai compromesse", spiegano dall'Ato. La soluzione più rapida sarebbe quella di prolungare il “tubone” che collega la falda di Predosa con Cartosio (valle Bormida) e con il novese. «Il problema va affrontato a livello provinciale, in cui i territori dove c'è più risorsa devono intervenire a sostegno degli altri», spiega ancora Muliere. Anche Baldi invita a "lavorare tutti insieme". Nei prossimi giorni l'assessore Regionale Valmaggia sarà a Roma per perorare la causa alessandrina. 
27/10/2017
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