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Economia e lavoro

Rifinanziata la cassa in deroga, “ma potrebbe non bastare”

I dati diffusi da Cisl Piemonte evidenziano un calo nelle ore autorizzate di cassa integrazione anche in Provincia, “ma potrebbe non essere un segnale positivo”. Rifinanziati dal ministero 30 milioni di euro per la Regione. Secondo il segretario provinciale Ferraris, “occorre una riforma dell'ammortizzatore”
ECONOMIA E LAVORO – Sono 1.558.934 le ora di cassa integrazione autorizzate in provincia di Alessandria nei primi due mesi dell'anno, gennaio e febbraio 2014. Il dato è stato diffuso da Cisl Piemonte in questi giorni. Risultano, quindi, in calo rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Nel 2013 infatti erano circa 2.139.000 e nel 2012 circa 1.392.000.
Guardando invece i totali delle ore di cassa degli anni scorsi, sempre in provincia di Alessandria, il 2013 ha visto un totale di 10.828.224 ore concesse in tutti i settori, di cui 7.406.991 nel sono settore dell'industria.
Nel 2012 il monte ore complessivo concesso fu di 13.391.250 di cui 9.664.437 solo nel settore industriale.
L'anno peggiore risulta essere il 2009 con 14.720.910 ore autorizzate di cassa. 
Un minor ricorso all'ammortizzatore sociale è un dato da leggersi positivamente? In linea teorica sì, poichè potrebbe significare che l'industria è in grado di garantire lavoro. Non in questo frangente, però: la diminuzione del ricorso alla cassa potrebbe essere un segnale negativo, “poichè potrebbe dipendere solo dal fatto che alcune aziende hanno finito o stanno finendo il monte ore massimo a disposizione”, spiega Alessio Ferraris, segretario generale Cisl di Alessandria e Asti.
In ogni caso, il governo ha appena rifinanziato l'istituto della cassa in deroga, assegnando per il Piemonte 30 milioni di euro fino a giugno del 2014. “Potranno usufruirne le aziende che ne fanno richiesta per non più di tre mesi consecutivi”, spiega Ferraris. Ma, secondo il sindacalista, l'istituto va comunque riformato: “non nascondiamolo, c'è una corsa alla richiesta di autorizzazione anche da parte delle aziende che, magari ne potrebbero fare a meno. Vale in discorso: 'finché ce ne è...'. E c'è anche un ulteriore aspetto che va considerato: le riforme in atto nella pubblica amministrazione rischiano di avere come effetto la necessità di inserire anche il pubblico tra coloro i quali possono richiedere la cassa. A questo punto, la somma stanziata non basterebbe di certo”.
Si pensa, in particolare, ai dipendenti delle province e delle comunità montane, enti in via di smantellamento per i quali esistono garanzie sulla carta. “La coperta è però corta – conclude Ferraris – e qualcuno prima o poi rischia di restare scoperto”.
31/03/2014
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