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Economia

Ferrari: "si potrà parlare di ripresa solo quando tornerà il lavoro"

Il presidente di Confartigianato taccia un quadro a tinte fosche del panorama economico locale, "che ricalca inevitabilmente quello nazionale". Timidi segnali solo dall'export, difficilmente "agganciabile" dai piccoli artigiani: "la Camera di Commercio ha un ruolo importantissimo, deve essere l'elemento unificatore del territorio per non perdere altri pezzi"
ALESSANDRIA -  Difficile parlare di “locale” con Adelio Ferrari, presidente provinciale di Confartigianato dal giugno 2011. Imprenditore, politico (è stato assessore in comune a Tortona), è anche consigliere in Camera di Commercio, presidente di Confidi Nord Ovest.
Una visione di territorio ce l'ha, sicuramente, ma preferisce guardare oltre i confini provinciali, un po' per scelta, un po' per necessità. Se l'industria, piccola o grande che sia, arranca ma non muore in provincia è solo grazie all'export. E allora è lì che bisogna guardare.

Presidente, lei ha assunto la carica come presidente di Confartiginato nel periodo forse più critico..
Più critico? Diciamo pure il peggior periodo dal punto di vista economico sociale dal 1929. E non vediamo ancora la luce al punto che preoccupa la tenuta sociale del paese. Al di là dei proclami, occorre una presa d'atto da parte del Governo: i fatti testimoniano ogni giorno che senza certezza del diritto e una politica del credito sostenibile non è possibile andare avanti.
Anche le ultime manovre non vedono includere misure a favore delle imprese: detassazione, riforma dell'Inps.
Impresa Italia, che raggruppa tutte le aziende, ha lanciato chiaramente l'allarme già nella manifestazione di febbraio. E da allora nulla è cambiato o è stato fatto. Impresa Italia ha indicato chiaramente quali sono le misure emergenziali da prendere ma, ripeto, non vedo nulla all'orizzonte.
Anzi, sembra cogliere il fatto che il lavoro di rappresentanza e mediazione, la rappresentatività della categoria sempre più indispensabile per la tenuta sociale non viene tenuto in considerazione. Dalle prime due “uscite” del governo Renzi si evince la voglia di bypassare le associazioni di categoria.

D'accordo per un discorso generale, ma dal vostro osservatorio, a livello locale, cosa emerge? Come è lo stato di salute del settore artigiano?
I dati a livello locale nella loro drammaticità riprendono quelli a livello nazionale.
Il primo semestre del 2013, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, a livello regionale parlano di un -10,7% di assunzioni, pari a 233 mila unità.
La tendenza è negativa ma sembra esserci una tenuta per le aziende alessandrine legata all'export. Purtroppo una tenuta che riguarda solo marginalmente il settore artigiano. Il Pil in provincia è passato da 12.570.000 euro a 12.669.000 trascinato dalle esportazioni ma, ripeto, un trend che tocca solo relativamente gli artigiani. Il dato che ci riguarda, invece, è che 969 imprese usufruiscono della cassa integrazione in deroga, l'unica a cui possiamo accedere.

Cosa chiedono i vostri associati?
I nostri associati chiedono prima di tutto sburocratizzazione; accesso al credito, che continua a prediligere la grande industria; pagamento puntuale da parte della pubblica amministrazione, non solo a parole; riduzione della pressione fiscale.
Le manovrine da 50 euro in busta paga a cosa servono se poi aumentano le addizionali Irpef: lo Stato centrale sta affamando i comuni e la struttura decentrata, senza pensare che questi non potranno più garantire i servizi. Temiamo l'impatto devastante della Tasi, che vedremo solo nei prossimi anni.
Non ci siamo ancora ripresi dall'aumento delle rendite sui capannoni: il luogo in cui si lavora, si fa impresa, deve essere considerato un bene strumentale, non facente parte del patrimonio.

Ma, in definitiva, quante aziende hanno chiuso nell'ultimo anno?
Non è statisticamente rilevante quante hanno chiuso, è più preoccupante l'oggettiva difficoltà. C'è un 78% di calo di imprese nei comuni minori. Nel 2012 il 61,12% delle imprese non ha effettuato investimenti. Un dato che deve allarmare di più del numero delle chiusure.
Aumentano del 10,5% i fallimenti e del 16,7% i protesti. Il 38% della aziende non paga regolarmente contributi e imposte.

Segnali di ripresa?
La ripresa si avrà quando avremo un occupato in più. Possiamo discuterne quanto vogliamo, ma la realtà è questa. L'Inps non sta più in piedi.
Come potrebbe agganciarsi allora il comparto artigiano all'unico settore trainante, quello dell'export?
La Camera di Commercio ha un programma di aiuto all'internazionalizzazione e all'accesso al credito, impegnando un milione di euro.
Per l'internazionalizzazione si intende una serie di interventi di accompagnamento della aziende che vogliono rivolgersi ai mercati esteri. Un'iniziativa legata all'Expò 2015.
La piccola industria, al di là della struttura, la positività ed eccellenze: la pasticceria, ad esempio. Se c'è qualcuno che emerge, gli altri arrancano. Anche l'orafo ha perso la sua strada. Il problema è che difficilmente riesce ad andare oltre confine.

E la politica locale? Vi sta dando una mano?
Ma se il sindaco Rita Rossa chiede i soldi per poter riparare le strade...cosa può fare. Il nodo è che la politica non ha consapevolezza della realtà imprenditoriale. Non sanno quali sono i problemi delle imprese.
Il territorio di Alessandria se sarà capace di utilizzare la Camera di Commercio come elemento unificatore del territorio, utilizzando anche gli altri “strumenti” come il Foral, allora sicuramente potremo fare belle operazioni. Se singoli comuni o comunelli pensano di essere promotori e motore di sviluppo o attrazione, allora non serve a nulla.
27/03/2014
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