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Provincia

Rifugiati: si studia il bando per assegnarli “al massimo ribasso”

Potrebbero cambiare già a settembre i criteri di gestione dell’Emergenza immigrazione che fa capo al progetto “Mare Nostrum”. La responsabilità potrebbe passare dalle Prefetture alle Regioni, come già avvenuto per l’Emergenza Nord Africa, e le conseguenze non sarebbero di poco conto
PROVINCIA - Per ora è ancora una circolare interna, ma tutto è pronto perché la notizia venga ufficializzata: l’assegnazione delle persone che entreranno a far parte dell’emergenza in Italia, cioè coloro che sbarcate in Sicilia vengono poi ripartite su tutto il territorio nazionale nei centri di accoglienza, sarà gestita non più dalle Prefetture e dai Comuni, com’è stato finora, ma dalle Regioni e da istituzioni centrali (per il Piemonte la responsabilità del coordinamento sarebbe in capo alla Prefettura di Torino). Si tratta di una soluzione già adottata in passato, ai tempi dell’Emergenza Nord Africa del 2012, e che già allora venne fortemente criticata, per l’accusa di far calare dall’alto le decisioni, togliere la possibilità di far valere le proprie ragioni alle amministrazioni locali e pensare solamente alla gestione dell’emergenza contingente senza dare spazio a progetti di lungo corso. 

Insieme alla decisione di trasferire il coordinamento (e quindi il potere decisionale) alle Regioni, a preoccupare gli operatori è in particolar modo il criterio attraverso il quale dovrebbe essere strutturato il nuovo bando, cioè quello del “massimo ribasso”, con il rischio concreto che "l’accoglienza diventi una sorta di mercato delle persone” aperto a chiunque sia pronto a lucrarci, anche alle spalle delle persone da accogliere.
Partendo dalla cifra pro-capite di 35 euro al giorno infatti, corrisposta agli operatori per prendersi cura di ciascuno straniero, a vedersi effettivamente assegnare le persone da ospitare saranno quelle realtà che si dimostreranno capaci di presentare il maggior ribasso (per esempio offrendosi di prendersi cura degli stranieri per soli 25 euro a testa o meno), con l’ulteriore possibilità dei soggetti vincitori di poter a loro volta subappaltare gli affidi ad altri soggetti più piccoli. La cifra può sembrare alta o bassa anche (soprattutto) a seconda di come viene spesa e dal grado di serietà dei soggetti coinvolti (in passato dimostratisi non tutti all’altezza del compito). Dei fondi messi a disposizione degli enti ospitanti 2,5 euro al giorno vengono girati allo straniero come “pocket money”, letteralmente soldi da tasca, piccolo (minuscolo verrebbe da dire) quantitativo di denaro di cui disporre liberamente (per un massimo di 7,5 euro per nucleo familiare, indipendentemente dal numero dei figli). Il resto viene trattenuto dall’ente che si occupa dell’accoglienza per provvedere alle incombenze che riguardano il mantenimento degli stranieri, anche in considerazione del fatto che gli stessi, per legge, non possono lavorare legalmente (almeno con il permesso che viene rilasciato loro nei primi 6 mesi di permanenza in Italia). Con i 35 euro a testa (sicuramente meno, visto che otterrà l’affidamento chi offrirà la cifra più bassa) bisogna garantire colazione, pranzo e cena, la possibilità di telefonare effettuando anche chiamate internazionali, un luogo dignitoso, pulito e riscaldato d’inverno nel quale vivere, indumenti e un qualche servizio di lavanderia, oltre a tutte le pratiche di accompagnamento burocratico, sanitario e il sostegno linguistico (con corsi per imparare l’italiano, oltre a un’attività di mediazione culturale), psicologico e di orientamento rispetto all’Italia e alle sue leggi.

La scelta del criterio al maggior ribasso pare particolarmente inquietante, tenuto conto che se per partecipare al bando bisognerà aver dato prova in passato di aver già svolto (con successo) un’attività simile, sarà poi possibile girare in subappalto l’accoglienza degli stranieri, anche a soggetti senza particolare accreditamenti se non la fiducia di chi ha conquistato il bando, offrendo il prezzo più basso possibile per gestire il servizio.

A preoccupare gli operatori, come se non bastasse, anche la "lunghezza biblica della nostra burocrazia" rispetto a quella di altri Paesi e i problemi di comunicazione fra istituzioni già registrati in passato. “Gli stranieri giunti da noi ad aprile stanno ancora aspettando di essere convocati dalla Commissione a Torino per valutare le loro richieste di accoglienza, mentre sappiamo per certo che chi è giunto in Austria, giusto per fare un esempio, ha potuto ottenere il permesso in pochi giorni. Sottraendo potere ai Comuni non si farà che peggiorare la situazione, complicando il rapporto con il territorio, considerando che un privato potrebbe vincere il bando per un gran numero di affidi (per il Piemonte è prevista l’accoglienza di 600 persone) senza che le amministrazioni locali possano anche solo esprimere un parere o una bozza di progettualità su come affrontare l’integrazione di persone che di fatto finirebbero per vivere in città”.

Nel frattempo nei giorni scorsi ad Alessandria sono giunte 16 nuove persone, accolte all’Ostello di Santa Maria di Castello per una prima ospitalità di emergenza e intenzionate, pare, a lasciare la struttura per recarsi all’estero già nei prossimi giorni.
3/07/2014
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