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Alessandria

Dentro la Casa Circondariale: una prigione nel cuore della città

Un reportage per osservare cosa si trova oltre il muro che circonda la Casa Circondariale "Catiello e Gaeta", ormai diventata sul piano amministrativo un'unica realtà con il carcere di San Michele. Il nostro capoluogo è uno degli ultimi in Italia ad avere una struttura detentiva in pieno centro. Ecco come funziona la vita all'interno
ALESSANDRIA - Il 15 novembre presso l'Associazione Cultura e Sviluppo, si terrà un incontro dal titolo "Detenuti e carcere, rapporti con la comunità locale e volontariato", al quale prenderanno parte Elena Lombardi Vallauri, direttrice dell'Istituto penitenziario alessandrino (che comprende ormai sotto un'unica organizzazione la Casa Circondariale di piazza Don Soria e la Casa di Reclusione di San Michele), Bruno Mellano, garante dei detenuti per il Piemonte, i magistrati Livio Pepino e Riccardo De Vito oltre a esponenti del mondo associativo e del volontariato che opera all'interno del carcere. 

Raccontare la realtà dei luoghi di reclusione è sempre complesso, perfino quando si trovano, come nel caso della Casa Circondariale di Alessandria, nel cuore della città, un'eccezione ormai, considerando che quasi tutte le strutture penitenziarie in Italia sono state ormai collocate (o ricollocate) in zone periferiche. 






Dopo aver raccontato cosa si trova oltre il muro di cinta della Casa di Reclusione di San Michele, questa volta vi proponiamo un "viaggio" in due puntate (domani la seconda) per visitare la struttura che si trova in centro città, destinata a chi è in attesa di giudizio o deve scontare pene entro i 5 anni. Un'occasione eccezionale per provare a comprendere qualcosa di più rispetto al funzionamento di una struttura detentiva, provando a compiere virtualmente il percorso che compie una persona una volta che viene arrestata. 



Di recente lungo il muro che si affaccia su piazza Don Soria sono comparse alcune aperture, simbolo della volontà del carcere di non rimanere un buco nero nel cuore di Alessandria ma di voler interagire con essa, offrendo un servizio e avviando un progetto ambizioso, capace di impiegare chi al momento si trova recluso insegnandogli un lavoro e consentendogli di impiegare il tempo per produrre qualcosa di utile. Si tratta delle vetrine del progetto Social Wood, che potrebbe essere inaugurato già a metà novembre). 




La Casa Circondariale si trova letteralmente a pochi passi dell'Ospedale. Era un ex convento, poi convertito in carcere, con tutti i limiti del caso perché gli spazi all'interno sono stati adattati al nuovo impiego, non senza compromessi (per esempio legati alle "zone d'aria" per i detenuti, piuttosto anguste e ricavate da "camminamenti" che collegano le diverse aree all'interno. 
  
    


Una targa posta all'ingresso ricorda la drammatica rivolta avvenuta il 9 maggio 1974, durante la quale persero la vita 7 persone, fra cui due agenti di polizia penitenziaria, tre civili e due detenuti. Il complesso penitenziario di Alessandria oggi si chiama "Catiello-Gaeta" proprio per ricordare la morte dei due agenti. 


Varcato l'ingresso, in un'area destinata al personale, agli educatori e agli agenti,  si trova un lavoro svolto tempo fa da alcuni detenuti, dal titolo emblematico "Resilienza". E' costruito con materiali di recupero, oltre a riso, lenticchie, fagioli e caffé.


Nell'ufficio in cui veniamo accolti si trovano appesi i riferimenti dei garanti dei detenuti, figure istituzionali con il compito di garantire un adeguato trattamento a chi viene privato della libertà personale. Ad oggi però il posto di garante cittadino è vacante, perché l'ex figura comunale, Davide Petrini, si è dimesso per ragioni di salute, ma ancora non è stato sostituito. 
Ecco la vera entrata nell'istituto, che si trova immediatamente oltre il portone blindato d'ingresso. Chi viene arrestato sarà la prima delle infinite porte che troverà.   
Il primo step per chi giunge in carcere è il passaggio per l'ufficio matricola, in cui viene schedato e inizia la compilazione di un documento, articolato su più punti, che accompegnerà il detenuto nel suo periodo di permanenza nella struttura. Verranno annotati tanti aspetti che lo riguardano, dai dati anagrafici alle condizioni di salute, eventuali trattamenti sanitari in corso, beni posseduti all'arrivo in carcere, che gli verranno temporaneamente tolti e archiviati. "Lo facciamo anche per tutelare le persone: una fede d'oro o una catenina possono diventare oggetto di ricatto da parte di altri detenuti, che potrebbero volersene impossessare. Esistono però alcune eccezioni: in casi particolari alcuni oggetti di particolare affezione possono essere lasciati, ovviamente compatibilmente con la sicurezza che la struttura deve garantire", ci racconta il comandante della Polizia Penitenziaria della struttura, Giulio Romeo.     
La Casa Circondariale di Alessandria ospita attualmente 261 detenuti, il 70% dei quali sono stranieri, con pene legate molto spesso allo spaccio di droga. In passato la struttura è arrivata a contenere anche 400 detenuti, numeri che l'hanno messa in crisi. Fra le persone attualmente ospitate 56 sono in attesa di giudizio, le altre devono scontare pene entro i 5 anni. Non esiste una differenza di trattamento fra gli uni e gli altri. Nessuno viene escluso dalle attività trattamentali. La Casa Circondariale è classificata come struttura di media sicurezza.   
Fra le prime attività svolte quando si entra in carcere c'è il processo di identificazione e schedatura. Vengono prese le impronte digitali che vengono immediatamente comparate con quelle presenti negli archivi in rete, così da ottenere un match sull'identità che vada oltre la semplice dichiarazione delle generalità fornite da chi viene arrestato. Gli viene fatta la classica foto segnaletica e gli viene anche preso un campione di Dna, mediante un tampone salivare. 








Le "4 colonne" sono una sorta di cortile interno sul quale si affaccia la zona destinata ai colloqui e l'area di detenzione vera e propria, per entrare nella quale si supera un'ulteriore porta. "Si ha diritto in genere a 6 ore mensili per incontrare i familiari o gli amici - ci racconta Simona Di Mauro, capoarea trattamentale della sezione circondariale - che arrivano ad 8 se ci sono dei figli. In più i detenuti possono fare un totale di 4 telefonate al mese, di 10 minuti ciascuna. Tanti però - aggiunge - hanno parenti lontani, in Paesi stranieri o non hanno proprio nessuno che li venga a trovare o con cui scambiare una telefonata". 
Prima però la visita del detenuto prosegue: viene fatto spogliare e si procedere a un'ispezione molto approndita. Lo specchio sul pavimento serve per controllare che la persona non nasconda oggetti o sostanze nelle parti intime.  
Personale dell'Asl distaccato all'interno della Casa di Reclusione si occupa delle visite e dell'erogazione dei trattamenti. Sono tantissimi i detenuti che ricorrono al supporto di sostanze una volta entrati in carcere, sia per percorsi di disintossicamento dalle droghe, con l'erogazione di metadone, sia per ricevere ansiolitici, antidepressivi o sonniferi, "per i quali c'è grande richiesta", come ci racconta il personale medico. 
Si cerca di evitare il più possibile la necessità di ricorrere a trasferimenti all'esterno per ricevere visite sanitarie o trattamenti. La Casa Circondariale è dotata anche di uno studio dentistico, così da garantire le cure minime ai detenuti in autonomia.  
Lungo il nostro percorso sempre più all'interno della struttura incontriamo la chiesa. Il Cappellano non c'è più e ora un prete volontario viene a dire messa e a svolgere i sacramenti. "La chiesa è abbastanza frequentata" - ci raccontano.     
Vista l'alta percentuale di stranieri anche di fedi differenti è stato attrezzato uno spazio per ospitare anche altri culti, in particolare per consentire la preghiera alle persone musulmane (ma che viene utilizzato a rotazione anche per ospitare esponenti di altre confessioni).  


Ecco uno degli angusti spazi destinato ai momenti all'aria aperta a disposizione dei detenuti. Come vedremo domani a loro sono riservate anche alcune attività per impiegare produttivamente il tempo di restrizione: scuole e laboratori dove acquisire una licenza elementare o media o dove poter imparare un mestiere. Il livello di recidiva per una Casa Circondariale resta purtroppo alto e l'impegno va nella direzione di offrire qualche risorsa in più a disposizione di chi esce e vuole provare a cambiare vita. 


22/10/2018
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