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Inchiesta

Movida in provincia: la notte è nera

Chi non frequenta il mondo della notte e dei locali spesso non può immaginare cosa voglia dire rinunciare a una parte della propria vita più ordinaria per reinventarsi in una dimensione con tempi e regole speciali. Ecco le testimonianze di chi lavora negli ambienti dove vanno a divertirsi i nostri figli
SOCIETA’ - Si chiamano Mediterraneo e Luna Rossa, ma anche Zettel, QBA, The Class, Docks: sono solamente alcuni dei locali, più o meno famosi, della “movida” in provincia. L’elenco potrebbe essere lungo, ciascuno con caratteristiche e clientela propri, ma condividono l’obiettivo di far divertire i ragazzi e le ragazze che il venerdì e il sabato sera escono per cercare svago, evasione, nuove conquiste, popolarità. Abbiamo incontrato diversi lavoratori del mondo della notte per farci raccontare da loro, in cambio dell’anonimato, perché quando tramonta il sole si apre un universo completamente differente e spesso sconosciuto da chi non lo frequenta.

Partiamo dai numeri
La crisi in questi ultimi anni ha colpito anche il settore dell’intrattenimento, riducendo di molto il numero di persone disposte a spendere per fare serata in un locale: c’è chi denuncia un buon 20% di frequentatori in meno rispetto a qualche anno fa e chi si spinge in stime ben più pessimistiche: “se un tempo nel weekend si muovevano mediamente almeno 20 mila ragazzi, oggi non saranno più 5 o 6 mila in tutto”.

La pista è in crisi, ma fioriscono “i tavoli”
Negli ultimi anni pare però che un dato in controtendenza ci sia: se da un lato è diminuito il numero totale delle persone, specialmente quello di chi pagava l’ingresso per poi ballare in pista, è aumentato invece il numero di prenotazioni per i tavoli e le aree dei “privé”. “Dipende molto dalle serate - ci spiega una ragazza con una lunga esperienza alle spalle, nonostante la sua giovanissima età - è una questione di target. Spesso il venerdì sera si punta sui ragazzi più grandi, diciamo 25-30 anni, o persone ancor più in là con l’età: in quel caso i tavoli sono la formula più redditizia per un locale, che preferisce investire nella cura delle aree riservate a chi spende di più rispetto alla pista. Il sabato invece la maggior parte dei locali mira a un pubblico molto più giovane, dove conta “fare numero d’ingressi” perché si sa già che chi viene lo fa con il soldi del papà contati per l’ingresso e poco altro. In ogni caso, ovunque, fra privé e pista c’è una specie di muro invisibile: sono due pubblici completamente diversi, che non si parlano e anzi si evitano sistematicamente, pur essendo all’interno dello stesso locale.

Serata che organizzi, personale che scegli
“Anche il personale viene cambiato - ci racconta un’addetta all’accoglienza e all’intrattenimento - Bisogna proporre persone “interessanti” per il pubblico che ci sarà. Se è una serata dedicata ai 18enni, meglio avere intrattenitrici altrettanto giovani, magari loro compagne di scuola, e possono anche essere pagate bene se con la loro bellezza e simpatia sono capaci di coinvolgere i compagni e portarne un certo numero alle serate. Per un pubblico più adulto invece le ragazzine non bastano più, anche se una ventenne andrà benissimo anche per una serata con target di trentenni o più anziani. In quel caso però meglio puntare anche su persone un po’ più grandi, che accolgano chi viene e facciano loro capire che l’ambiente che si troverà è di pari età. Ci sono poi ruoli fissi e variabili: la cassiera è un ruolo di grande fiducia, ed è fisso. Anche i baristi di solito lo sono, specie se bravi. Altri hanno un ricambio maggiore: camerieri semplici, guardarobiere, fotografi”. In ogni caso, l’approccio al lavoro ci pare praticamente sempre sessista e molto orientato sull’ammiccamento sessuale. Ci sono ruoli per cui nei locali possono lavorare solo ragazze, solo se giovani, solo se carine. Punto.

La notte è nera
Un fattore comune di tutte le interviste che abbiamo realizzato con professionisti dell’intrattenimento è quella della mancanza di un inquadramento regolare per i lavoratori (anche da qui la loro richiesta di rimanere nell’anonimato ndr). “Alcuni locali pagano a voucher alcune figure professionali, quelle che si vedono più spesso e sarebbe impossibile non identificare come impiegate nel locale: ma lo fanno sempre e comunque per una piccola parte del reale compenso versato” - ci spiegano, con preoccupante costanza durante tutte le interviste - “Un buon 80% viene corrisposto invece in nero. Per tutti gli altri l’unica retribuzione possibile è quella ‘informale’, con una busta a fine serata, o a fine mese”. C’è anche chi chiede una copia dei documenti da conservare, “così, se arrivassero dei controlli, possiamo farti un voucher al volo”.
Le retribuzioni cambiano molto a seconda del livello di esperienza e di ‘popolarità’ nel settore che il lavoratore ha. Strappare a un locale una persona conosciuta è un bello smacco, che può portare a fare una proposta economica al lavoratore particolarmente vantaggiosa.
“Un ragazzo giovane per fare il fotografo o l’addetto all’animazione può prendere fra i 50 e i 100 euro a sera - ci spiega un ragazzo - anche molto meno se è alle prime esperienze e non si sa vendere bene. La contrattazione è quasi d’obbligo, e non si raggiunge mai un livello di sicurezza: il ricambio nella conduzione dei locali è altissimo, e tutto può essere rinegoziato a ogni cambio di gestione”. Anche la situazione dei controlli, ad ascoltare gli operatori del settore, è un po’ particolare: “diciamo che ormai abbiamo capito più o meno come gestire la cosa - ci spiega più d’uno - e i proprietari e i gestori dei locali sanno quando aspettarseli. Di solito arrivano all’improvviso solo quando un locale concorrente fa una segnalazione, così da provare ad avere campo libero per qualche serata e conquistarsi qualche cliente in più. Ma chi lo fa sa già che dovrà aspettarsi prima o poi una ‘vendetta’ da parte del locale segnalato. Non funziona proprio sempre così, ma in moltissimi casi sì”.

“Ciao mamma io esco”: e poi…
Nei locali si comincia a entrare non prima della mezza di notte, ma l’apice degli ingressi lo si raggiunge verso l’1.30 e le 2. Uno dei segreti di pulcinella - che tutti sanno ma che nessuno di solito ammette - è che i ragazzi lasciata l’abitazione dove vivono con i genitori si cambiano: in macchina, a casa di amici, in giro. Per essere più provocanti, più sexy, più alla moda, senza turbare mamma e papà. “Tanto la stragrande maggioranza non ha i propri genitori come amici su Facebook, e anche se vengono pubblicate foto dove si è vestiti in maniera diversa, non lo sapranno mai” - ci confermano.

Alcol, droga e sesso: cosa c’è di vero?
“Il problema vero è l’alcol” - ci rispondono in coro - specialmente a fine serata non far finire qualche ragazzo in coma etilico sta spesso purtroppo al senso di responsabilità del barista. Nonostante i prezzi alti c’è chi riesce a ubriacarsi sistematicamente e in ogni caso il clima generale è sempre un po’ alticcio. Almeno in provincia il giro di droga sembra limitato, secondo quanto ci viene raccontato da più fonti indipendenti: “a parte un po’ di erba e un 5% che fa uso di cocaina, e lo dice apertamente, da noi non gira roba strana nei locali. Non si vende all’interno e non se ne fa uso, neppure nei privé. Nessuna pasticca, almeno non in maniera frequente. “Per il sesso il discorso è un po’ diverso” - ci raccontano a più riprese membri degli staff d’intrattenimento di più di un locale - “per tante ragazze concedersi sessualmente è importante, perché ovviamente ti aiuta a fare carriera rapidamente e a essere retribuita di più a parità di mansione. La meritocrazia in questo mondo conta poco. Conta molto di più essere belli e positivi, sempre e comunque. In ogni caso, non è essenziale cedere davvero alle attenzioni sessuali: ma dare l’idea che potrebbe succedere, sostanzialmente sì. “Molestie alle serate? Si possono capitare” - ci confessa una ragazza - “ma se fai parte dello staff ti senti molto più protetta. Diciamo che più che altro ci sono abbracci e attenzioni un po’ invadenti, ma con il tempo ci si fa l’abitudine. In ogni caso, se non vuoi ‘darla via’, non verrai costretta. Nei locali ci sono molte ragazze disposte a fare sesso, per ragioni diverse: c’è la professionista certo, che entra a caccia di clienti, ma c’è anche tanta gente che fa sesso occasionale semplicemente perché piace farlo, o comunque perché si ricevono così attenzioni e popolarità. E ci sono anche le sognatrici che si concedono a destra e a manca sperando in questo modo di trovare il proprio principe azzurro”.

Che differenza c’è fra la provincia e le grandi città?
Da ciò che emerge il quadro non è univoco. Secondo alcuni degli operatori saremmo solamente una copia più scolorita delle grande piazze dell’intrattenimento metropolitano, ma per alcuni, con esperienze anche a Genova, Torino e Milano, non è così: “in realtà qui a volte si offre un prodotto un po’ migliore, e negli ultimi tempi, complice la crisi, si lavora anche per cercare qualche format più innovativo, come quello di dare un tema alla serata. Nelle grandi città ci sono numeri così alti che ci si può permettere di tenere un livello più basso, e si guadagna in ogni caso, anche se la crisi si è sentita anche lì. E poi non bisogna dimenticare i prezzi: c’è anche chi parte da Genova o Milano per venire qui da noi: costa tutto meno in provincia, e quindi si può prendere qualche bottiglia in più e ‘fare gli splendidi’ come nella grande città non si potrebbe fare. Un fotografo del settore ci racconta il suo particolare punto di vista: “tutti i locali offrono più o meno lo stesso prodotto, c’è di solito un’attenzione relativa alla qualità. Ciò che è importante non è tanto il livello professionale che offri, ma che renda bene ciò che produci. Il prezzo che viene pagato al fotografo, per esempio, è indifferente che faccia una post produzione meravigliosa o che consegni un prodotto di più bassa qualità. L’importante è che non si perda una bottiglia che viene consegnata al tavolo, perché le persone vogliono poi trovare il giorno dopo sulla pagina Facebook del locale la loro foto mentre fanno vedere quanto hanno speso, così da condividerla e far morire d’invidia gli amici. Il mio lavoro è quello di cercare di fare più foto possibili che possano diventare “foto profilo” delle persone, con il logo del locale. E’ una pubblicità pazzesca che i locali ottengono con un investimento molto modesto. Ma se è vero che tanti ti cercano perché documenti quanto si stanno divertendo (o quanto vogliono far finta di divertirsi) c’è anche chi ti chiede di dare le foto solo in privato, perché magari si trova lì in tenera compagnia senza che il partner ufficiale abbia idea di ciò che sta avvenendo”.

Quali sono i “mestieri della notte?”
Proprietari dei locali, gestori, dj, vocalist, responsabili dell’intrattenimento, dell’area privé, cassiera, guardarobiera (rigorosamente al femminile ndr), baristi e bariste, addetti ai tavoli, alla sicurezza, staff dell’animazione, fotografi: l’elenco potrebbe essere ancor più lungo. La notte dà da vivere a molte persone, spesso giovanissime: c’è chi lo fa per scelta, perché lo trova divertente o perché studia di giorno e non potrebbe accedere a un mestiere ‘normale’ e chi lo fa per necessità, perché trovare un piccolo reddito al giorno d’oggi per chi è giovane è spesso difficile e un po’ di indipendenza economica fa comodo, ma sarebbe ben lieto di lasciare tutto se fosse disponibile qualcosa di meglio.
“Chi pensa che sia tutto un divertimento dovrebbe provare a farlo di mestiere” - spiega una ragazza: “i camerieri e i baristi iniziano a preparare tutto alle 17 o 18, e la serata finisce non prima dell’alba. I locali chiudono verso le 4 di notte, ma a quel punto chi lavora lì spesso si ferma per pulire. Come in tutti gli ambienti si creano rapporti di rivalità ma anche di amicizia, a forza di fare levatacce insieme. Di solito, a fine turno, si va poi a fare colazione. Si torna a casa il sabato o la domenica mattina verso le 9, quando più o meno una persona “normale” si sveglia e inizia la propria giornata. C’è poi chi lo fa perché ama questo ambiente, si sente protagonista in un modo che di giorno non gli sarebbe mai concesso. E così capita che ci sia chi viene così tanto assorbito da vivere sostanzialmente quasi solo di notte da finire per rinunciare al tempo di giorno. Fare 2 o 3 nottate svegli cambia già completamente il tuo ritmo, e ha ripercussioni su tutta la tua settimana. E poi dà assuefazione: la notte è tutto più scintillante, spinto, adrenalinico”.

Quanto costa una serata?
Il prezzo d’ingresso nel locale è ovviamente il meno, ce la si cava con 10 o 20 euro, inclusa una consumazione. Se sei una ragazza poi l’ingresso gratis è praticamente scontato. Cambia il discorso per i tavoli, dove i prezzi sono da capogiro, anche in provincia. Il minimo è di solito una bottiglia da 120 euro, per un tavolo in cui ci si siede in 6. Ma è una bottiglia di superalcolico, ad esempio vodka (che in un supermercato non supererebbe i 20 euro, e all’ingrosso costa molto meno). “Stiamo parlando di solito di 75cc - ci spiega un’addetta di un locale - quindi viene meno di un bicchiere scarso a testa. Nessun tavolo di solito prende una sola bottiglia. E se si parla di champagne (un must nei locali) o di marche particolarmente costose i prezzi salgono in fretta: in quel caso una bottiglia può costare dai 300 euro in su, e spesso non ci si ferma alla prima”.
Ciò che può stupire chi non è abituato all’ambiente è che ci si aspetterebbe che i tavoli e questo tipo di consumazioni siano ad appannaggio di persone facoltose, che se lo possono permettere. “Non è così, e nell’ambiente lo sanno tutti - sottolinea chi lavora lì - ci sono persone che fanno praticamente la fame in settimana per arrivare a vivere il loro momento di celebrità il venerdì sera. Magari escono una volta ogni due settimane, ma quando lo fanno il loro obiettivo è quello di ostentare un tenore di vita che nel quotidiano assolutamente non hanno. I locali li aiutano, perché esiste spesso un sistema di ‘accompagnamento’ studiato dai gestori con ragazze, spesso dell’Est e bellissime, che si siedono con le persone ai tavoli per fare due chiacchiere. E poi a loro viene voglia di ordinare altre bottiglie…”.
21/12/2015
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