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Provincia

Siccità: per la messa in sicurezza nell'alessandrino servono 30 milioni

Per ripristinare i danni causati dalla recente siccità e prevenirli in futuro si stimano costi per un investimento di 25-30 milioni di euro. Il costo per far fronte all’emergenza, in particolare il trasporto dell’acqua con autocisterne a carico dei gestori dell’Autorità d’ambito dell’Alessandrino ammonta a 25 mila euro giornalieri
 PROVINCIA - Per ripristinare i danni causati dalla recente siccità e prevenirli in futuro, nella zona dell'alessandrino (Ato6), si stimano costi per un investimento di 25-30 milioni di euro. Tali fondi saranno necessari per la messa in sicurezza dei sistemi di approvvigionamento idrico.

La Provincia di Alessandria ha disposto la richiesta alla Regione, da inoltrare al Presidente del Consiglio dei ministri, di dichiarazione dello stato di emergenza. Stessa procedura anche in Provincia di Asti per la zona della Langa Astigiana. Il 4 settembre, su convocazione della provincia di Alessandria e dell’Ato6, si è tenuto un incontro con tutti i gestori coinvolti dalla crisi alla presenza dei consiglieri regionali e parlamentari di riferimento, per avviare un percorso di iniziative e interventi per la messa in sicurezza del sistema di approvvigionamento.

Questi dati emergono dalla informativa dell’assessore all’Ambiente e protezione civile, Alberto Valmaggia, che si è svolta in Consiglio regionale. Secondo l’assessore il costo per far fronte all’emergenza, in particolare il trasporto dell’acqua con autocisterne (normalmente svolto da personale volontario della Protezione civile), a carico dei gestori dell’Autorità d’ambito dell’Alessandrino, ammonta a 25 mila euro giornalieri.

La relazione non parla solo dell’Ato 6, la zona più compromessa con i bacini appenninici ovvero Alto Tanaro, Bormida, Orba e Scrivia-Curone che sono in siccità “estrema”, ma dell’intero territorio piemontese. Il deficit pluviometrico del bacino del Po è stato, ad agosto, del 10% circa, mentre le pianure Astigiana e Alessandrina sono in siccità “moderata” e “severa”. La ripresa delle precipitazioni a settembre ha migliorato la situazione in quasi tutti i bacini.

La relazione ha approfondito i vari punti critici, sia del comparto agricolo e sia di quello dell’approvvigionamento idropotabile: la causa prevalente dei problemi è la "vetustà" delle reti di distribuzione e gli elevati livelli di perdite (in alcuni casi oltre il 30%). L'assessore Valmaggia ha spiegato che è necessario pensare a interventi strutturali per tutto il servizio idrico che ha ampi margini di miglioramento.

All'interno del Consiglio regionale, gli esponenti del centrosinistra hanno appoggiato la richiesta di stato di emergenza ed hanno chiesto di rinviare la discussione in Commissione, affinché gli organismi tecnici possano mettere sul tavolo tutte le soluzioni possibili e gli interventi da realizzare rapidamente. La politica potrà così mettere in ordine le priorità. Il consigliere Ottria ha evidenziato, in particolare, "la necessità di tutele legislative in questo tipo di situazioni".

I consiglieri Cinque Stelle, hanno evidenziato la necessità "di mettere al centro di un progetto complessivo la valorizzare le grandi capacità idropotabili delle nostre falde profonde con acque di qualità che però non vengono sfruttate a fondo". Il Movimento 5 Stelle già nell'ottobre 2016 aveva presentato un ordine del giorno sul flusso minimo vitale e sul riequilibrio delle derivazioni dei corsi d'acqua.

Anche per il consigliere Berutti "ci vuole un tavolo di lavoro, un percorso di programmazione strategico sia a livello agricolo che a livello idropotabile".
14/09/2017
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