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Novi Ligure

Pernigotti, "sarà battaglia per salvare cento famiglie e un marchio storico"

Con la chiusura della Pernigotti a Novi Ligure un centinaio di persone sono destinate a perdere il posto di lavoro. Il marchio rimarrà in mano al gruppo turco Toksoz, che potrebbe usarlo per commercializzare cioccolato prodotto all'estero. Oggi presidio dei dipendenti davanti ai cancelli della fabbrica
NOVI LIGURE – Sì, forse sugli scaffali dei supermercati continueremo a trovare cioccolatini e torrone con il marchio Pernigotti. Ma no, non saranno mai più prodotti nello stabilimento di Novi Ligure. Perché qualcuno, a 1.693 chilometri di distanza da qui, ha deciso che la fabbrica di viale della Rimembranza deve chiudere. Il “qualcuno” è la famiglia turca Toksoz, proprietaria del gruppo Sanset che partendo dal settore farmaceutico si è espanso nel corso degli anni anche a quello alimentare, acquisendo nel 2013 la storica azienda dolciaria novese.

Il marchio Pernigotti rimarrà in vita. Quasi una beffa per la città di Novi e per quelle cento persone che sono destinate a perdere il lavoro. «I Toksoz commercializzeranno con il marchio novese prodotti realizzati in Turchia, come peraltro fanno già oggi», spiega Tiziano Crocco [nela foto], segretario provinciale della Uila-Uil. Già la crema spalmabile, ad esempio, è prodotta interamente sul Bosforo. Nell’etichetta c’è scritto, anche se in caratteri piccoli, «made in TR», che è appunto la sigla automobilistica della Turchia. «Potrebbero esternalizzare ad aziende italiane singole produzioni, come il torrone, le praline e i gianduiotti, per poi distribuirli con il marchio Pernigotti», prevede Crocco.

Speranze che i due fratelli Toksoz tornino sui loro passi? Poche. «In Turchia hanno uno stabilimento nuovissimo e hanno detto chiaramente che la fabbrica di Novi per loro non riveste più alcun interesse», afferma Crocco, che con i colleghi Marco Malpassi (Flai-Cgil) ed Enzo Medicina (Fai-Cisl) ieri ha partecipato a un vertice presso la sede alessandrina di Confindustria. «Dopo l’ultima riunione di fine giugno, in cui ci erano stati prospettati risultati in negativo per l’azienda, avevamo chiesto che intervenisse almeno un esponente della famiglia Toksoz. Invece si sono presentati due avvocati di Milano che hanno annunciato la chiusura dello stabilimento, senza margini di trattativa», racconta l’esponente della Uila.

Un centinaio i lavoratori destinati a perdere il posto. Per loro, un anno di cassa integrazione e poi due anni di “Naspi”, cioè di indennità di disoccupazione, con la speranza che almeno qualcuno raggiunga nel frattempo i requisiti per la pensione. «Visto che le norme lo consentono, abbiamo fatto una controproposta: due anni di cassa integrazione per ristrutturazione aziendale – dice Crocco – Ma ci è stato risposto che alla Sanset lo stabilimento di Novi non interessa più». Quindi tutti a casa, fatta eccezione per alcuni addetti impiegati nel settore del marketing e della commercializzazione. «Ci aspettavamo che terziarizzassero alcune attività, non di certo la chiusura totale della fabbrica», confessa il sindacalista.

Questa mattina, fin dall’alba, i cancelli dello stabilimento saranno presidiati dai lavoratori. Alle 11.00 una rappresentanza dei dipendenti incontrerà il sindaco Rocchino Muliere e alle 13.00 si terrà l’assemblea di fabbrica. «Coinvolgeremo la Regione e il ministero dello Sviluppo economico – dice Crocco – Siamo pronti a dare battaglia per difendere un marchio storico del territorio e le cento famiglie che da questa notte non possono più dormire sonni tranquilli». Senza contare gli stagionali, che tali più non sono: «L’azienda attualmente si serve di interinali, alcuni chiamati anche per periodi molto brevi – spiega Tiziano Crocco – Nel 2017 erano stati 130, quindi la perdita occupazionale con la chiusura della Pernigotti è ancora più pesante».
7/11/2018
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