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Economia

Gli edili non si arrendono: martedì nuovo sciopero

Gli edili hanno proclamato per martedì 12 altre otto ore di sciopero a livello nazionale, con manifestazione a Roma, sotto il parlamento dove la Camera discute l'emendamento proposto dall'onorevole Bargero (dopo che lo stesso era stato bocciato al Senato). I sindacati: "è la nostra ultima speranza"
ECONOMIA - Altre otto ore di sciopero, martedì 12, proclamate  dai sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil nel settore edile, manutenzioni autostradali. Ci sarà anche una manifestazione, a Roma, davanti a Montecitorio dove i parlamentari discuteranno l'emendamento proposto prima al Senato da Borio ed Esposito (bocciato) e ora dall'onorevole Cristina Bargero. 
"Abbiamo ottenuto rassicurazione - scrivono i sindacati - circa la presentazione dell'emendamento Borioli/Esposito durante la discussione delle legge di bilancio 2018 che incorpora il cosiddetto 'decreto 1000 proroghe'. Questa legge, infatti, è l'ultima possibilità che ci rimane prima della fine della legislatura per apportare le modifiche al cidice degli appalti ed evitare l'apertura delle procedure di mobilità". 
La mancata approvazione dell'emendamento, che propone di riportare la quota di affido diretto per le manutenzioni stradali dal 20 al 40% eviterebbe, secondo i sindacati, il licenziamento di circa 3 mila lavoratori, di cui 600 solo nella provincia di Alessandria.
Sul punto interviene anche Daniele Borioli, primo firmatario, insieme a Stefano Esposito, dell'emendamento bocciato al Senato.

“Non posso tacere lo stupore che mi hanno suscitato le dichiarazioni di Cantone circa le iniziative che i lavoratori delle autostrade stanno conducendo per difendere il proprio lavoro”. 

“La stessa solidarietà che egli esprime - sottolinea l’esponente Pd - suona come parentesi di un ragionamento che boccia squalificale loro istanze, bollandole come “fatte per conto dei datori di lavoro” (così il virgolettato non smentito delle agenzie). Premetto: ho votato il nuovo codice perché sono favorevole a dare trasparenza al sistema con le gare. Al tempo stesso, sono stato firmatario di un emendamento (bocciato al Senato) che non le abolisce, ma ne attenua l'impatto, rendendole obbligatorie per il 60% dei lavori anziché per l'80%. Ho assunto la responsabilità di questa iniziativa parlamentare: perché i lavoratori mi hanno convinto delle loro buone ragioni a difesa dell'occupazione e perché la proposta emendativa traduce la soluzione individuata nel verbale che in data 6 novembre ha chiuso la trattativa tra le parti sociali e i Ministeri dei Lavori pubblici e dello Sviluppo economico. Appartengo a una vecchia cultura politica, che pretende il rispetto degli accordi. Quindi, e mi spiace che Cantone non lo sappia, i lavoratori delle autostrade lottano, certo, per difendere il lavoro, ma anche per chiedere il rispetto di un impegno assunto dal Governo con i loro rappresentanti. Altro, a loro, non si può chiedere. Che in questa vicenda siano in ballo anche gli interessi dei concessionari lo sappiamo. Così come conosciamo sull'altro fronte l'interesse di ANCE, puntuale nel chiedere il rispetto rigoroso di questa parte del codice, quanto attiva nel sollecitare flessibilità sulle parti relative a subappalti e appalti integrati. 
Ognuno gioca la sua partita. Compito della politica è trovare la composizione degli interessi contrapposti e, in particolare, di tutelare i posti di lavoro. Sono ore decisive, alla Camera, per provare a risolvere il problema. Cantone dice che non esiste? Provi a spiegare perché e con quali altri accorgimenti si può garantire, nelle norme e nei fatti, che l'entrata in vigore del nuovo meccanismo non generi neppure un disoccupato. ANCE dal canto suo propone di risolverlo con il rafforzamento della clausola sociale. Tema più volte posto nell’iter del codice, e risolto poi nella forma molto blanda oggi prevista, per evitare di confliggere con le norme comunitarie in materia di libertà d’impresa. Esiste una soluzione che garantisca l'assunzione, alle stesse condizioni contrattuali da parte delle imprese subentranti negli appalti e nei relativi subappalti affidati tramite gara, di tutti i lavoratori impiegati dalle imprese uscenti?”. 
 “I lavoratori chiedono risposte concrete e urgenti, ed è indispensabile che il Governo per primo se ne faccia carico, mantenendo gli impegni assunti” conclude Borioli.
8/12/2017
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