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Interviste

Quando il pubblico canta le tue canzoni

I Roccaforte sono una band alessandrina che propone pezzi originali. Li abbiamo incontrati per farci raccontare la loro storia, senza sapere che, proprio quella sera, sarebbe arrivato un giudizio davvero autorevole sul loro conto...
ALESSANDRIA – La sala prove è piena di poster e di strumenti musicali. Un divano, un ventilatore per combattere il caldo di questo luglio fuori dalla norma. I Roccaforte, quasi al completo, non stanno più nella pelle: quel pomeriggio hanno ricevuto una telefonata da Pino Scotto, cantautore italiano e guru musicale, attualmente in forza a Rock Tv. Bruno, tra i fondatori della band, ha parlato con lui e ora William (voce), Daniele (tastiera), Fabio (chitarra) e Roberto (batteria), vogliono saperne di più: l’album è piaciuto?

La prima domanda è scontata: che vi ha detto Pino Scotto?
Ci ha fatto i complimenti – Bruno lo racconta sorridendo – e ci ha detto che quello che gli abbiamo fatto ascoltare è un bel disco, fatto da gente che suona. Però ci ha consigliato di avere il coraggio di osare di più. Lo avevamo contattato tramite Facebook, per avere un suo giudizio, ma di certo non speravamo in una telefonata. Invece ci ha chiesto il cd e poi ha telefonato. Ancora non sembra vero…

Partiamo dall’inizio: i Roccaforte nascono nel 1993.
Esatto, anche se all’epoca ci trovavamo per strimpellare. L’idea, comunque, era di scrivere musica nostra, per non diventare un’altra cover band. L’inizio – spiegano Fabio e Bruno, gli unici due presenti fin dalla nascita del gruppo – è stato difficilissimo, sia musicalmente che a livello di formazione. Di fatto, abbiamo iniziato sul serio nel 2001, con una scaletta di circa dieci brani. Dopo cinque anni un po’ complicati, caratterizzati anche da cambi di componenti, sono arrivati i primi premi, con la Spiga d’Oro, nel 2005. Il 2008 è stato l’anno del primo album, autoprodotto, dal titolo “Parole mai dette”. Ad oggi siamo a circa 300 live.

L’idea di non essere una cover band deve essere stata complicata da portare avanti, soprattutto all’inizio
Sì, ma per molti anni l’abbiamo portata avanti con orgoglio. Poi, per esigenze di lunghezza degli spettacoli, abbiamo inserito qualche pezzo, in linea con il nostro stile.

Ecco, parliamo di stile: qual è lo stile dei Roccaforte?
Le nostre canzoni sono quasi un lavoro di gruppo. Portiamo in saletta il testo o la musica, e da lì lavoriamo sulla base ritmica, facendo nascere le idee ed adeguando le parole alla melodia o viceversa. Certo, partire con un testo significa avere un lavoro più prog, mentre iniziare dalla musica ti porta verso qualcosa di pop rock.  

Le vittorie, nel vostro percorso, non sono mancate. Le ripercorriamo insieme?
Nel 2010 abbiamo vinto il Festival di Saint Vincent, con “20mq di libertà”, e mai più ci avremmo sperato. Eravamo 5000 alll’inizio, da tutta Italia. Un bel successo eh, ma non ci ha portato a nulla. L’anno dopo il buon piazzamento a Sanremo Rock ci ha permesso di includere il brano “Vetrine” nella compilation Sanremo Rock 2010 – 2011. Siamo anche stati due volte vincitori al Prato Music Festival, a Prato Sesia, nel 2011 e nel 2013, mentre nel 2014 è stata la volta del Liguria Selection, un festival importante che ci ha visti primi assoluti: questo ci ha permesso di partecipare come big al FIM – Festival Internazionale della Musica di Genova, accanto ai grandi nomi della musica. Nel mezzo, due videoclip – Avatar e L’Aquilone – e alcuni cambi di etichetta. E arriviamo ad oggi: abbiamo vissuto un’esperienza davvero magica al festival di Arenzano, “Mare di Stelle”, suonando accompagnati da un’orchestra di trenta elementi e classificandoci secondi. Subito dopo, un altro secondo posto al FrasSuono di Frassineto Po, vincendo anche il premio della Giuria Popolare.

Mai pensato ad un reality? Sembrano una delle chiavi d’accesso più diffuse per arrivare al grande pubblico.
Secondo noi chi fa musica seriamente odia i reality musicali, ma ci rendiamo conto che si tratta di una trampolino. Il problema è che siamo una band, siamo fuori dai format. Abbiamo comunque fatto un provino per un reality che dovrebbe partire a fine anno. E lì ci han fatto la classica domanda: ma siete prog o rock?

E la risposta è stata…
La risposta è che non lo sappiamo, perché facciamo quello che ci piace. I testi hanno parecchio del panorama prog, con spaccati di leggende e messaggi allegorici che si avvicinano molto alla linea progressive. “Per Volontà del Re”, ad esempio, è una suite in tre parti, chiaramente prog.

Nel vostro percorso, anche un album realizzato grazie al crowdfunding.
Sì. Abbiamo firmato con la “Riserva Sonora Factory” nel 2014 e a maggio è uscito “Verso il Sole”. E’ stata la prima volta, in quindici anni di storia, che qualcuno ha investito denaro ed energie su di noi. Da qui, poi, è nata l’idea del crowdfunding per il nuovo album. Abbiamo preso l’avventura come una sorta di esperimento.

Come funziona?
In base al numero dei fan e dei contatti si stabilisce un budget: il nostro era di 2500 euro in due mesi, da raccogliere tramite la piattaforma Music Raiser. A disposizione abbiamo messo delle ricompense – dai nostri album alle magliette, passando per i concerti e per le chiavette usb. Di fatto si tratta di una prevendita del cd che sarebbe uscito. E lì stava il difficile: l’Italia non è ancora abituata a questo concetto, per molti è un finanziamento buttato al vento. Siamo partiti in salita, nonostante il nostro pubblico sia nutrito. Nonostante tutto, siamo arrivati al 106% e abbiamo ottenuto il finanziamento. A maggio, così, è uscito il nostro terzo album, Sentiero #3.

Suonare le proprie canzoni davanti ad un pubblico di fan è una grande soddisfazione…
Scrivere un pezzo proprio è un po’ come avere un bambino: quando vedi che la gente ti segue e canta le tue canzoni, è una sensazione fantastica. Soprattutto perché costruirsi un pubblico è difficile. Una cosa, però, la possiamo dire: dopo tanti anni, nessuno è mai scappato.
 
15/08/2015
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