Versione stampabile   Invia articolo a un amico   Scrivi alla redazione
Opinioni

Il lungo romanzo del secolo breve

La trilogia follettiana, composta da La caduta dei giganti, L’inverno del mondo, I giorni dell’eternità, mette a dura prova la resistenza dei lettori, compresi quelli più appassionati al genere. La decisione di sottoporsi a un’impresa così impegnativa risente indubbiamente del fascino esercitato dalla fantasia e dall’abilità progettuale di Follett
OPINIONI - Non sapremo mai come Eric Hobsbawm avrebbe accolto la pubblicazione del volume con cui il romanziere Ken Follett ha concluso, nell’ottobre 2012, la trilogia dedicata al Novecento – per il quale proprio il grande storico marxista, scomparso appena qualche giorno prima, aveva coniato a metà degli anni ’90 la nozione di “secolo breve”. L’opera letteraria di Follett gli è palesemente debitrice. Chissà, però, se lo studioso britannico avrebbe ritenuto necessarie oltre 3.000 pagine per narrare le vicende di un secolo iniziato in ritardo, giusto il tempo di congedare la belle époque, e finito in anticipo, con l’implosione del blocco sovietico nel 1989-91.

La trilogia follettiana – composta da La caduta dei giganti, L’inverno del mondo, I giorni dell’eternità, usciti in Italia tra il 2010 e il 2014 – mette in effetti a dura prova la resistenza dei lettori, compresi quelli più appassionati al genere e adeguatamente motivati. La decisione di sottoporsi a un’impresa così impegnativa risente indubbiamente del fascino esercitato dalla fantasia e dall’abilità progettuale di Follett, che sviluppa un intreccio apparentemente ingovernabile e tuttavia in grado di raccontare potentemente, attraverso una manciata di famiglie, i principali avvenimenti dell’età contemporanea. La scrittura brillante e godibile, anche grazie all’accurata traduzione italiana, ripaga ampiamente dello sforzo profuso.

Ciò detto, arrivati verso la metà degli anni ’60 – dopo due guerre mondiali, atrocità assortite e tre generazioni di personaggi che lottano, viaggiano, flirtano e si riproducono a ritmo incessante –, è lecito chiedersi se tutti gli episodi e i dettagli narrati dall’autore siano strettamente indispensabili. E si apprende con un certo sollievo, qualche centinaio di pagine più avanti, che la “fine della Storia”, decretata dalla vittoria occidentale nella guerra fredda e celebrata enfaticamente (avventatamente?) dal politologo americano Francis Fukuyama, pone fine anche alla debordante storia, con la “s” minuscola, concepita da Follett.

Dopo averne evidenziata la prolissità, può sembrare paradossale rimproverare a quest’opera monumentale qualche lacuna di troppo. Correremo il rischio. Non tanto per denunciare la marginalità della Francia e della Spagna, la totale assenza dell’Italia e, nella seconda metà del Novecento, dell’Europa come progetto politico: sospettavamo già che l’hegeliano “spirito del mondo” si fosse posato inizialmente in Gran Bretagna o in Germania, principali poli di aggregazione nella “guerra civile europea”, per essere conteso poi, nell’epoca bipolare, da Stati Uniti e Unione Sovietica. Da questo punto di vista è assordante, piuttosto, il silenzio sul conflitto israelo-palestinese, nodo centrale della politica internazionale quanto meno a partire dal 1948.

È ancora più sorprendente, tuttavia, constatare come un autore tanto incline alla storia sociale – e in particolare alla trasformazione degli stili di vita, dei costumi sessuali o dell’impiego del tempo libero – non riservi neanche un accenno allo sport. Inteso, ovviamente, non come l’attività fisica praticata dai singoli, ma in quanto fenomeno sociale e culturale collettivo, ossia nei termini in cui, lungo il Novecento, si è imposto come tema di interesse pubblico a livello universale. I personaggi di Follett eccellono in politica, negli affari, in campo giornalistico, artistico e musicale. Ma nessuno di essi partecipa a un’olimpiade o a un mondiale di calcio, per quanto le occasioni narrative non mancassero, dai trionfi di Owens a Berlino nel 1936 al massacro di Monaco 1972, dalla chiacchierata gestione dei campionati di Argentina 1978 ai boicottaggi olimpici degli anni ’80. Un vero peccato per chi si sarebbe accontentato, con Vecchioni, anche di “un terzino dell’Atalanta”.
19/08/2015
Versione stampabile   Invia articolo a un amico   Scrivi alla redazione


 
blog comments powered by Disqus



EVENTO 40° ANNIVERSARIO REVERCHON
EVENTO 40° ANNIVERSARIO REVERCHON
Inaugurazione DS Store Alessandria - Maurizio Zoccatato GrandiAuto
Inaugurazione DS Store Alessandria - Maurizio Zoccatato GrandiAuto
Inaugurazione DS Store Alessandria
Inaugurazione DS Store Alessandria
Carrà, Carrà, ancora Carrà...
Carrà, Carrà, ancora Carrà...
Inaugurazione Ds Store di Alessandria
Inaugurazione Ds Store di Alessandria
“HAKUNA MATATA “ per un pomeriggio e una sera “senza pensieri” al TEATRO ALESSANDRINO SABATO 17 MARZO
“HAKUNA MATATA “ per un pomeriggio e una sera “senza pensieri” al TEATRO ALESSANDRINO SABATO 17 MARZO