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Castellazzo Bormida

Archeologia e storia nel territorio nell’antica Gamondio

Sabato 26 maggio il convegno storico “Ricostruzioni”: sotto la lente di ingrandimento il territorio dalla preistoria fino al medioevo (per arrivare alle soglie della storica fondazione di Gamondio
CASTELLAZZO BORMIDA - Il 12° convegno storico promosso dal Comune nell’ambito di Ricostruzioni ha quest’anno come titolo Archeologia e storia nel territorio di Gamondio ed è dedicato al più antico popolamento del territorio compreso tra il fiume Bormida e il torrente Orba, come ricostruibile sulla base dei risultati delle indagini archeologiche condotte dalla Soprintendenza negli ultimi trent’anni. L’Amministrazione comunale, d’intesa con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Alessandria, Asti e Cuneo organizza per sabato 26 maggio il 12° Convegno storico su Gamondio e Castellazzo, alle 10 nella Sala consiliare del Palazzo comunale.

Il convegno storico su Gamondio e Castellazzo, dal titolo unitario “Ricostruzioni” giunge quest’anno alla dodicesima edizione e fa parte del progetto “TempoComune”, un programma di sviluppo turistico del territorio indirizzato alla riscoperta della secolare identità di Castellazzo Bormida e tendente alla valorizzazione dei siti culturali di interesse archeologico e storico-architettonico.

Il convegno Archeologia e storia nel territorio di Gamondio si propone di mettere sotto la lente di ingrandimento un territorio al quale finora non sono state dedicate iniziative di approfondimento e studio delle più antiche fasi di frequentazione, dalla preistoria (età del rame, IV millennio a.C.) fino al medioevo (X-XI secolo) per arrivare alle soglie della storica fondazione di Gamondio, nonostante sia stato interessato da diversi interventi di tutela, scavo e ricerca archeologici.

Le diverse relazioni illustreranno un ambito territoriale grosso modo compreso tra il fiume Bormida e il torrente Orba, dove le più antiche fasi di popolamento (IV-I millennio a.C.) risalgono all’età del Rame (Frascaro), all’età del Bronzo (Castellazzo Bormida, Castelceriolo, Frascaro) e del Ferro (Frascaro, Capriata d’Orba, Casalcermelli). Ceramica, strumenti litici in selce scheggiata e pietra verde levigata, manufatti in bronzo e in ferro provenienti da contesti di abitato e sepolcreti costituiscono la base per lo studio del popolamento del territorio che si evolve in forme sempre più complesse e articolate fino all’arrivo dei Romani nella seconda metà del II secolo a.C.

Nell’età romana l’elemento distintivo più importante e sul quale si vuole richiamare l’attenzione, anche per una sua possibile valorizzazione e fruizione turistico-culturale, è rappresentato dalla via Aemilia Scauri. L’attività di tutela della Soprintendenza ha infatti consentito negli ultimi anni di accertare l’autenticità dell’ipotesi storica tradizionale che identificava nell’attuale tracciato di una strada secondaria ad andamento marcatamente rettilineo, percepibile - anche se con soluzioni di continuità - tra Tortona e Acqui Terme e localmente nota come “Via Emilia o Levata”, l’antica via Aemilia Scauri.

Già dal XV secolo gli eruditi riconoscevano in questa strada “levata”, che ancora oggi segna in modo inconfondibile il paesaggio agrario, la via costruita tra il 115-109 a.C. dal censore M. Emilio Scauro, da cui aveva preso il nome, che univa Dertona (Tortona) a Vada Sabatia (Vado Ligure), passando per Aquae Statiellae (Acqui Terme), potenziata poi sotto Augusto (13-12 a.C.) con la realizzazione della via Iulia Augusta e successivamente restaurata, sulla base delle date riportate su miliari, sotto Adriano e poi Caracalla. Già identificata dall’umanista alessandrino Giorgio Merula (1425-1494), il suo tracciato passò nella cartografia storica e già il Catasto antico sabaudo (1740-1793) la identificava con il nome di “Via Emilia della Levata”, come pure il Catasto Rabbini del 1855 (“Via Emilia detta della Levata”).

Per il periodo altomedievale (fine V secolo - terzo quarto VI secolo d.C.) saranno illustrati i risultati delle indagini archeologiche condotte dalla Soprintendenza a Frascaro, in occasione dei lavori di costruzione della variante della S.S. 30 “di Valle Bormida” all’abitato di Borgoratto, nel corso dei quali, oltre alle presenze pre-protostoriche (età del Rame, età del Bronzo finale e età del Ferro), è stato scoperto un piccolo villaggio che ha contribuito in modo determinante alla conoscenza della presenza degli Ostrogoti in Italia (489-553). Sono state individuate tre capanne rettangolari e un pozzo profondo oltre 6 metri, costruito con materiali di reimpiego che probabilmente provenivano da vicini edifici romani abbandonati, finora non ancora identificati. A 100 metri dal villaggio c'era il cimitero della comunità, circondato da una palizzata, di cui finora sono state indagate 27 tombe orientate est-ovest e disposte in file, organizzate in raggruppamenti familiari.

Per il X-XI secolo, epoca delle prime attestazioni di Castellazzo Bormida/Gamondio, in assenza finora di dati archeologici saranno avanzate alcune ipotesi sull'aspetto materiale dell'abitato sulla base del confronto con la Curtis Urba di Frugarolo, con le ricerche della Soprintendenza a Spinetta Marengo e con altri casi dell'Italia padana.


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25/05/2018
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