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Alessandria

Edilizia in ginocchio, “ripartiamo dagli investimenti (e dal terzo valico)”

I numeri della crisi del comparto edile sono sempre più preoccupanti: “in sei mesi 163 aziende chiuse e 784 posti di lavoro persi”. Riflessioni dal convegno lanciato da Cgil, Cisl e Uil: “il terzo valico è un'opportunità da non sprecare”. Borioli: “il rischio amianto non è tale da fermare l'opera”
ALESSANDRIA – Rilancio del territorio, partendo dall'edilizia. Questo, in sintesi il senso del convegno organizzato da Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil che si è tenuto ieri, nella sede della scuola Edile di Alessandria. Spunti, riflessioni e dati sono giunti dagli interventi che si sono succeduti nel corso della mattinata. Si parte dei dati, tragicamente negativi, registrati dal comparto edile: “tra il 2008 e il 2012 si sono persi 2564 posti di lavoro – è l'introduzione di Massimo Cogliandro, segretario provinciale Fillea Cgil – Nel primo semestre 2013, rispetto al primo semestre 2012, hanno chiuso 163 aziende e ci sono 784 posti di lavoro in meno. Stiamo parlando di lavoratori direttamente impiegati nell'edilizia, senza contare quindi il settore impiegatizio e di liberi professionisti che ruotano attorno ad un cantiere. Complessivamente, è come se avessero chiuso sei fabbriche di grandi dimensioni”.
Ripartire, quindi, diventa un imperativo, ma “avendo presente una progettualità per il territorio”. Fattore che sembra mancato nell'ultimo decennio. E a dirlo non sono solo i sindacati, ma anche il mondo imprenditoriale e dell'artigianato. Sul banco degli imputati ci finisce, ancora una volta, la politica, rappresentata in sala dall'assessore regionale Ugo Cavallera e dal senatore Daniele Borioli.
“Noi non siamo per la cementificazione selvaggia, ma per un consumo intelligente del territorio, per la riqualificazione, l'edilizia scolastica, la infrastrutturazione”, premette Cogliandro. Da qui a parlare di terzo valico dei Giovi il passo è breve, e quasi obbligato. “E' un'opportunità per il territorio, oltre 3 mila posti di lavoro e miliardi di investimento non si possono lasciare andare. Poi, sta alla politica fare in modo che non si tratti solo di benefici temporanei”. Si, dunque, all'opera che collegherà Ganova con Milano, “ma con tutte le garanzie per chi ci lavorerà e per la popolazione”. Il ruolo del sindacato finisce qui, nell'aver imposto protocolli antimafia e quelli integrativi per la sanità; la palla deve passare “alla politica”.
La politica risponde e né Cavallera né Borioli mettono in dubbio “l'opportunità per il territorio” rappresentata dal terzo valico dei Giovi. Opportunità che “deve essere però gestita in modo diverso rispetto a quanto avvenuto in Val Susa”, dice l'assessore regionale che ammette come “avere un cantiere militarizzato come in Val Susa non è la condizione migliore per lavorare”.
Accelera il passo il senatore Borioli che dice chiaramente come, sulla base delle informazioni ricevute, ma anche dell'esperienza maturata in qualità di ex assessore regionale, “non esiste un rischio amianto tale per cui si debba giustificare l'interruzione dell'opera”.
Secondo Borioli, esistono le tecnologie per lavorare in sicurezza, come è stato fatto in Svizzera ma anche nello stesso Piemonte, durante i lavori per le Olimpiadi invernali di Torino. “I cittadini vanno certamente informati e massime devono essere le garanzie per la salute, ma se non ci sono rischi, l'opera deva andare avanti. Anche perchè il territorio non avrebbe la forza 'contrattuale' di chiedere un investimento equivalente in altre opere”. Ci penserà il ministro Lupi, entro fine mese in visita al cantiere di Voltaggio, a tranquillizzare la popolazione dal rischio amianto?
Terzo valico, prendere o lasciare. E la logistica? Per Cogliandro, Borioli “sciogliere Slala è stato un errore”. Ma Cavallera assicura che “lo sviluppo logistico resta prerogativa della Regione”.
Si susseguono gli interventi (Giorgio Bragato, presidente Cna, Piero Donnola, segretario Filca Cisl, Adelio Ferrari, presidente Confartigianato, Roberto Mutti, presidente Ance, Pierangelo Taverna, fondazione Cral) e il nodo resta quello della politica, che deve dare risposte e indicare un progetto di sviluppo di territorio. 
12/10/2013
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