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Alessandria

Consiglio comunale "stoppato" dai manifestanti: "ritirate la mozione contro la 194". Ma da Locci-Trifoglio nessuna marcia indietro

Il Consiglio comunale di mercoledì pomeriggio non ha nemmeno iniziato i lavori: dal loggione una corposa protesta di attiviste di Non Una di Meno, cittadini e donne contro la mozione Locci-Trifoglio sulla legge 194. "Ritiratela!". Locci: "interruzione pubblico servizio". Dal Pd e M5s la richiesta di dimissioni del presidente. Dalle forze di maggioranza che in gran parte non appoggiano la mozione però critiche sulle modalità di protesta: "chi ha impedito lo svolgimento del Consiglio venga perseguito a norma di legge". Consiglio riconvocato per lunedì
 ALESSANDRIA - Un quarto d'ora prima della convocazione del Consiglio comunale di Alessandria si sono ritrovati cittadini, donne e attiviste di Non Una Di Meno sotto Palazzo Rosso, davanti al cancello con lo striscione “La 194 non si tocca”. Poi sono saliti sul loggione della sala consiliare e hanno fatto sentire la propria voce, il proprio no alla mozione presentata da Locci-Trifoglio, non solo con slogan e cartelli ma anche al suono di coperchi e lanciando coriandoli proprio tra i banchi del Consiglio e della Giunta. Un Consiglio comunale che in questa seduta non avrebbe affrontato la mozione presentata “per chiedere la piena applicazione della Legge 194, anche nella sua parte preventiva che mira a fornire alternative all’aborto”, ma che in realtà alla fine non ha mai iniziato i lavori. Non si è cioè nemmeno aperto.


La protesta “rumorosa” di un centinaio di persone ha portato dopo oltre 40 minuti il presidente del Consiglio Emanuele Locci a decretare “l'interruzione di pubblico servizio, poiché non ci sono le condizioni per poter iniziare i lavori” come ha dichiarato dopo essere stato accusato dal Partito Democratico di una “mala gestio” dell'aula. “Chiediamo le sue dimissioni – hanno commentato Pd e Lista Rossa- sia per la mozione vergognosa che ha presentato, sia per come ha gestito la seduta di Consiglio, mettendo in crisi l'istituzione che rappresenta”. La paura maggiore per il capogruppo Berta è questo “avvelenare il clima” da parte di Locci, mentre gli altri consiglieri di centrosinistra sostengono che la presenza di “due sindaci che non è più tollerabile: anche al primo cittadino non è stato permesso di prendere posizione. Dovrebbe volere anche lui le dimissioni di Locci”.

Contro la mozione si era schierato anche il Movimento 5 Stelle: “Locci non ha svolto come doveva il suo ruolo di presidente dell'aula, mettendo in cattiva luce non solo lui ma tutto il Consiglio comunale. Se vuole provocare gli consigliamo di dimettersi da questo ruolo che dovrebbe essere di terzietà, super parte” sono state le parole del capogruppo Michelangelo Serra.

Intanto dal loggione le motivazioni alla base della protesta sono state urlate a gran voce: “ritirate la mozione, una mozione vergognosa! Se davvero volete sostenere la maternità abbassate le tasse degli asili e rendete gratuiti i servizi per l'infanzia. E soprattutto alle donne che vogliono diventare madri, chiedete di cosa hanno bisogno...che cosa vogliono!”.

Una mozione che non ha trovato seguito nemmeno dai banchi della stessa maggioranza, tanto meno da quelli della giunta comunale. Che attraverso le parole degli assessori ha espresso contrarietà alla mozione, ma anche al metodo di protesta che ha impedito di svolgere i lavori del Consiglio comunale. “Personalmente ero e rimango contrario alla mozione presentata dal Presidente del Consiglio Comunale. Se l'amministrazione vorrà aiutare le famiglie lo faccia riducendo i costi degli asili. Su questo sono d'accordo al 100% e garantisco il mio impegno in giunta. Detto questo mi auguro che chi ha impedito lo svolgimento del consiglio venga perseguito a norma di legge. Nel 2018 se non deve essere messa in discussione la libertà di aborto non deve essere messa in discussione neanche la libertà di pensiero e l'attuazione della democrazia in tutte le sue forme” sono le parole dell'assessore di Forza Italia Paolo Borasio affidate ad un post di Facebook.

In un vero e proprio comunicato stampa anche la Lega Nord ha definito quanto accaduto “esempio di inciviltà ed assoluto non rispetto delle istituzioni e delle regole della democrazia, condannando con forza questo metodo di prevaricazione violenta di odio posto in essere ancorchè la politica nel momento più alto della sua espressione potesse far udire la propria voce ed esprimere nella giusta sede la propria opinione”. E ribadendo la propria posizione a sostengo della legge 194, “che è stata volontà del popolo con un referendum ed è pertanto sacra” e sostenendola come “strumento fondamentale per la tutela della donna e della procreazione cosciente” rivolge l'appello “a tutte le forze politiche, alle espressioni sociali e culturali della città affinché la legalità e il rispetto delle regole siano forze ispiratrici di Alessandria”.

Unica eccezione i “singoli” consiglieri che a titolo personale hanno firmato la mozione (visto che i gruppi di Forza Italia e Lega hanno lasciato libertà di coscienza su questa materia): sono il capogruppo della Lega Evaldo Pavanello e il consigliere Carmine Passalacqua per Forza Italia. Poi hanno sostenuto Locci -Trifoglio (primi firmatari) il capogruppo di Fratelli d'Italia Piero Castellano e il capogruppo di SiAmo Alessandria, Giuseppe Bianchini, sebbene il gruppo dell'assessore Barosini non si sia espresso nella sua interezza, sostenendo di “doverne ancora discutere”. Insomma 6 firmatari contro tutti. La mozione, qualora discussa, non sarebbe comunque stata approvata. 

 

Ma Locci e Trifoglio non sembrano voler fare alcuna marcia indietro: “non la ritiriamo. Non rinunciamo ad un nostro diritto democratico di presentare una mozione (che non è una provocazione), come previsto dal regolamento”. Che in più occasione Locci ha seguito a puntino. “Così ho fatto anche in questa occasione, chiedendo prima di fare silenzio, poi mandando le forze di Polizia Municipale a far sgomberare il loggione, impossibilitate dall'esiguo numero (erano due e solo alla fine del Consiglio, a seduta rinviata sono arrivate anche pattuglie di Polizia e Carabinieri, ndr) e dalla volontà della protesta di fermare i lavori. Essendo stata superata la mezz'ora dall'inizio dei Lavori ho decretato l'interruzione di pubblico servizio perché non c'erano le condizioni per iniziare”. 

E la risposta ad avere “tutti contro” nella maggioranza è stata “consiglio di andarsi a leggere bene la mozione. Dicono di no senza nemmeno averla letta allora. Perché non è contro la 194, ma semmai la rinforza chiedendo che venga applicata nella sua interezza, prevedendo anche alternative di scelta per la donna”.

Il Consiglio comunale, nonostante l necessità di dover affrontare alcune questioni urgenti (come i nuovi revisori dei conti che dovranno in questo breve futuro periodo analizzare e dare parere sul bilancio di previsione da votare prima della fine dell'anno), non è stato convocato “in via d'urgenza” ma seguendo la via ordinaria di riconvocazione: lunedì 19 novembre alle 20.30 di nuovo tutti in aula. “E ci saremo anche noi!” hanno avvertito i manifestanti che vogliono che la mozione venga ritirata. Il Consiglio comunale è pubblico, ma questa volta a detta del presidente del Consiglio Emanuele Locci si farà trovare “preparato” alla protesta: “anche con 50 agenti se necessario per permettere che i lavori possano avere inizio”.

15/11/2018
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